La fenice, spesso nota anche con l'epiteto di Araba fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Gli antichi egizi furono i primi a parlare del Bennu, che poi nelle leggende greche divenne la fenice. In Egitto era solitamente raffigurata con la corona Atef o con l'emblema del disco solare. Contrariamente alle "fenici" di altre civiltà quella egizia non era raffigurata come simile né ad un rapace, né ad un uccello tropicale dai variopinti colori, ma era inizialmente simile ad un passero (prime dinastie) o ad un airone cenerino, inoltre non risorgeva dalle fiamme ma dalle acque.
Nei miti greci (ma non solo) era un uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume — una rosa ed una azzurra — che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo) e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata — una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco —.
Il motto della fenice è Post fata resurgo ("dopo la morte torno ad alzarmi").
Associazione con animali reali :
Molti storici si domandano se sia esistita la fenice, facendo riferimento alle opere dei poeti romani, considerandola nulla di più di un prodotto della fantasia dei seguaci del Dio-Sole. Alcuni, tuttavia, credono che il mito possa essere basato sull'esistenza di un vero uccello che viveva nella regione allora governata dagli Assiri.
Gli antichi la identificavano col fagiano dorato, tanto che un imperatore romano si vantò di averne catturato uno.
Nella Bibbia, con l'ibis o col pavone; altri, con l'airone rosato o l'airone cinereo — basandosi sull'abitudine degli antichi egizi di festeggiare il ritorno del primo airone cinereo sopra il salice sacro di Eliopoli, considerato evento di buon auspicio, di gioia e di speranza.
Il volatile più idoneo a rappresentarla è la Garzetta: uccello simile all'airone, di cui numerosi esemplari vennero sterminati solo poiché i loro ciuffi costituivano le "aigrettes" usate per confezionare i pennacchi coi quali si adornavano le dive. Come l'airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall'acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il BA ("l'anima") del dio del sole Ra, di cui era l'emblema — tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra.
Quale simbolo del sole che sorge e tramonta, la Fenice presiedeva al giubileo regale. Ed essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere — che appunto veniva chiamato "la stella della nave del Bennu-Asar", e menzionata quale Stella del Mattino nell'invocazione:
«Io sono il Bennu, l'anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch'io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino.»
E come l'airone, che s'ergeva solitario sulla sommità delle piccole isole di roccia che sbucavano dall'acqua dopo la periodica inondazione del Nilo che ogni anno fecondava la terra col suo limo, il ritorno della Fenice annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità. Non a caso era considerata la manifestazione dell'Osiride risorto, e veniva spesso raffigurata appollaiata sul Salice, albero sacro ad Osiride. Per questa stessa ragione venne riconosciuta quale personificazione della forza vitale, e — come narra il mito della creazione — fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale che all'origine dei tempi sorse dal Caos acquatico.
Si dice infatti che il Bennu abbia creato sé stesso dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Eliopoli. Proprio come il sole, che è sempre lo stesso e risorge solo dopo che il sole "precedente" è tramontato, di Fenice ne esisteva sempre un unico esemplare per volta. Da qui l'appellativo "semper eadem": sempre la medesima.
Era sempre un maschio, e viveva in prossimità di una sorgente d'acqua fresca all'interno di una piccola oasi nel deserto d'Arabia, un luogo appartato, nascosto ed introvabile. Ogni mattina all'alba faceva il bagno nell'acqua e cantava una canzone così meravigliosa che il dio del sole arrestava la sua barca (o il suo carro, nella mitologia greca) per ascoltarla.
Talvolta visitava Eliopoli (la città del sole, di cui era l'uccello sacro), e si posava sulla pietra ben-ben: l'obelisco all'interno del santuario della città (nota originariamente col nome di "Innu", che significa "la città dell'obelisco", da cui il nome biblico On).
La storia
Storicamente parlando, viene menzionata per la prima volta in un libro, l'esodo (VIII secolo a.C.). Uno dei primi resoconti dettagliati ce lo fa lo storico greco Erodoto circa due secoli dopo:
« Un altro uccello sacro era la Fenice. Non l'ho mai vista coi miei occhi, se non in un dipinto, poiché è molto rara e visita questo paese (così dicono ad Eliopoli) soltanto a intervalli di 500 anni: accompagnata da un volo di tortore, giunge dall'Arabia in occasione della morte del suo genitore, portando con sé i resti del corpo del padre imbalsamati in un uovo di mirra, per depositarlo sull'altare del dio del Sole e bruciarli. Parte del suo piumaggio è color oro brillante, e parte rosso-regale (il cremisi: un rosso acceso). E per forma e dimensioni assomiglia più o meno ad un'aquila. »
Proprio a questo resoconto di Erodoto, dobbiamo l'erronea denominazione di "Araba Fenice". Ovidio, nelle Metamorfosi, ci narra della fenice, uccello che giunto alla veneranda età di 500 anni, termine ultimo della vita concessagli, depone le sue membra in un nido di incenso e cannella costruito in cima ad una palma o a una quercia, e spira. Dal suo corpo nasce poi un'altra fenice che, divenuta adulta, trasportò il nido nel tempio di Iperione, il Titano padre del dio Sole..
Ovidio dice:
« ... si ciba non di frutta o di fiori, ma di incenso e resine odorose. Dopo aver vissuto 500 anni, con le fronde di una quercia si costruisce un nido sulla sommità di una palma, ci ammonticchia cannella, spigonardo e mirra, e ci s'abbandona sopra, morendo, esalando il suo ultimo respiro fra gli aromi. Dal corpo del genitore esce una giovane Fenice, destinata a vivere tanto a lungo quanto il suo predecessore. Una volta cresciuta e divenuta abbastanza forte, solleva dall'albero il nido (la sua propria culla, ed il sepolcro del genitore), e lo porta alla città di Eliopoli in Egitto, dove lo deposita nel tempio del Sole. »
Eliopoli, dove i sacerdoti di Ra conservavano gli archivi dei tempi passati. In quest'ottica, la Fenice era il nuovo profeta/messia che "distruggeva" gli antichi testi sacri per far risorgere una nuova Religione dai resti della precedente.
Tacito arricchisce la storia, scrivendo che la giovane fenice solleva il corpo del proprio genitore morto fino a farlo bruciare nell'altare del Sole. Altri scrittori descrivono come la fenice morta si trasformi in un uovo, prima di essere portata verso il Sole.
Il Fisiologo, primo bestiario cristiano, cita il favoloso uccello:
« IX) La fenice
C'è un altro volatile che è detto fenice.
Nostro Signore Gesù Cristo ha la sua figura, e dice nel Vangelo:
«Posso deporre la mia anima, per poi riprenderla una seconda volta».
Per queste parole i Giudei si erano scandalizzati e volevano lapidarlo. C'è dunque un uccello, che vive in alcune zone dell'India, detto fenice. Di lui il Fisiologo ha detto che, trascorsi cinquecento anni della sua vita, si dirige verso gli alberi del Libano, e si profuma nuovamente entrambe le ali con diversi aromi. Con alcuni segni si annuncia al sacerdote di Eliopoli nel mese nuovo, Nisan o Adar, cioè nel mese di Famenòth, o di Farmuthì. Dopo che il sacerdote ha avvertito questo segnale, entra e carica l'altare di sarmenti di legno.
Quindi il volatile arriva, entra nella città di Eliopoli, pieno di tutti gli aromi che sprigionano entrambe le sue ali; ed immediatamente vedendo la composizione di sarmenti che è stata fatta sull'altare, si alza e, circondandosi di profumi, un fuoco si accende da solo e da solo si consuma. Poi, un altro giorno, giunse un sacerdote e, dopo aver bruciato la legna che aveva collocato sopra l'altare, trovò qui, osservando, un modesto vermicello, che emanava un buonissimo odore. Poi, al secondo giorno, trovò un uccellino raffigurato. Il terzo il sacerdote tornò a vedere e notò che l'uccellino era divenuto un uccello fenice. Una volta salutato il sacerdote, volò via e si diresse al suo luogo antico. Se invero questo uccello ha il potere di morire e di nuovo di rivivere, nel modo in cui gli uomini stolti si adirano per la parola di Dio, tu hai il potere come vero uomo e vero figlio di Dio, hai il potere di morire e di rivivere.
Dunque come ho detto prima, l'uccello prende l'aspetto del nostro Salvatore, che scendendo dal cielo, riempì le sue ali dei dolcissimi odori del Nuovo e dell'Antico Testamento, come egli stesso disse: «Non sono venuto ad eliminare la legge, ma ad adempierla». E di nuovo: «Così sarà ogni scrittore dotto nel regno dei cieli, offrendo rose nuove ed antiche dal suo tesoro »
La lunga vita della Fenice e la sua così drammatica rinascita dalle proprie ceneri, ne fecero il simbolo della rinascita spirituale, nonché del compimento della Trasmutazione Alchemica — processo Misterico equivalente alla rigenerazione umana ("Fenice" era il nome dato dagli alchimisti alla pietra filosofale).
Già simbolo della Sapienza divina (cfr. Giobbe 38 verso 36), intorno al IV secolo d.C. venne identificata con Cristo presumibilmente per via del fatto che tornava a manifestarsi 3 giorni dopo la morte, e come tale venne adottata quale simbolo paleocristiano di immortalità, resurrezione e vita dopo la morte.
Dante Alighieri così descrive la Fenice:
« che la fenice more e poi rinasce,
quando al cinquecentesimo appressa
erba né biada in sua vita non pasce,
ma sol d'incenso lacrima e d'amomo,
e nardo e mirra son l'ultime fasce. »
(Inferno XXIV, 107-111)
Al giorno d'oggi sopravvive il modo di dire "essere una fenice", per indicare qualcosa di cui non si conosce l'uguale, introvabile, un esemplare unico e soprattutto inafferrabile, secondo il ben noto detto di Metastasio ("Demetrio", atto II, scena III):
« Come l'araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. »
Tale espressione venne ripresa pari pari da Lorenzo Da Ponte nel libretto di Così fan tutte musicato da Mozart, per affermare l'impossibilità di trovare la fedeltà nelle donne:
« È la fede delle femmine come l'araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. »
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giovedì 19 aprile 2012
mercoledì 11 aprile 2012
Bloody Mary
Bloody Mary è un fantasma o una strega tipica del folklore del mondo occidentale. Si dice che appaia in uno specchio quando il suo nome viene invocato tre volte (o anche più, dipende dalla versione della leggenda), spesso come parte di un gioco alle feste notturne. Altri racconti molto simili usano nomi diversi per il personaggio come Mary Worth, Mary Worthington, e Hell Mary.
La leggenda narra che un giorno una ragazza di circa 14 anni di nome Mary si ammalò di tifo; il padre, un medico, sapeva che era ancora viva, come sapeva che doveva seppellirla subito. Disse a tutti che era morta, anche se era solo addormentata, ma la madre, sconvolta dal dolore, le legò uno spago al polso, collegato ad un campanello appeso alla porta di casa, in modo da poterla sentire se si fosse "risvegliata". Il padre, per perseguire il suo malvagio piano, somministrò della morfina alla madre, in modo che non potesse sentire i disperati scampanellini di Mary. La mattina seguente, trovarono la campanella per terra: si precipitarono a disseppellire il cadavere, ma Mary era morta davvero stavolta, assiderata, con le mani coperte di sangue e le unghie attaccate al coperchio della bara che invano aveva cercato di sollevare.
Nel folklore e nella cultura per l'infanzia, "Bloody Mary" è un gioco in cui un fantasma con lo stesso nome (o, talvolta, altri nomi, come ad esempio "Mary Worth") si dice appaia in uno specchio, quando il suo nome viene invocato tre volte, anche se ci sono molte varianti. Altre variazioni dicono che chi invoca non deve guardarla direttamente, ma rivolgere lo sguardo alla sua immagine riflessa nello specchio; ella poi rivelerà il futuro di chi la ha chiamata, in particolare per quanto riguarda il matrimonio e i figli.[2] Ma le leggende più popolari su di lei sono quelle dell'America del Nord, le quali si riferiscono a Mary come una ragazza morta in un incidente d'auto, o una ragazza sepolta viva dai suoi stessi genitori. Le credenze sono tante.
Bloody Mary viene descritta di solito come una bambina-assassina che ha vissuto nella città dove la leggenda è nata anni fa. D'altro canto, varie persone hanno ipotizzato che la tradizione di Bloody Mary con il suo bambino possa esser messa forse in relazione a Maria I d'Inghilterra, nota nella storia anche con il soprannome di "Bloody Mary". La vita della regina era stata segnata da una serie di aborti spontanei o false gravidanze. Esiste l'ipotesi che gli aborti siano stati deliberatamente indotti. Come risultato, alcune versioni della leggenda narrano di Bloody Mary la regina portata alla pazzia dalla perdita dei suoi figli. È probabile, tuttavia, che la regina Mary I fornì solo il suo soprannome alla Bloody Mary della leggenda. Lei viene anche confusa in alcune versioni della storia con Maria Regina di Scozia
La leggenda di Bloody Mary è servita come ispirazione per film e serie televisive che trattavano il soprannaturale.Per esempio:
È stata usata dal Telefilm Supernatural nella
È stata usata dal Telefilm Ghost Whisperer nell'episodio Nell'episodio Inferno sulla Terra 2006 di South Park, la leggenda viene modificata, e si dice che sia il deceduto rapper Biggie Smalls ad apparire nello specchio, se invocato.
È stata usata anche come filo conduttore per la trama del film Urban Legend 3,per candyman e un film che porta lo stesso nome Mary.
E stata usata del Film Dead Mary.
Born This Way, album di Lady Gaga uscito nel 2011, contiene una canzone intitolata Bloody Mary.
Il film Paranormal Activity 3 utilizza la leggenda di Bloody Mary
Nel Episodio 18 della seconda stagione del telefilm "Streghe", intitolato "Mondo di celluloide", compare Bloody Mary.
La leggenda narra che un giorno una ragazza di circa 14 anni di nome Mary si ammalò di tifo; il padre, un medico, sapeva che era ancora viva, come sapeva che doveva seppellirla subito. Disse a tutti che era morta, anche se era solo addormentata, ma la madre, sconvolta dal dolore, le legò uno spago al polso, collegato ad un campanello appeso alla porta di casa, in modo da poterla sentire se si fosse "risvegliata". Il padre, per perseguire il suo malvagio piano, somministrò della morfina alla madre, in modo che non potesse sentire i disperati scampanellini di Mary. La mattina seguente, trovarono la campanella per terra: si precipitarono a disseppellire il cadavere, ma Mary era morta davvero stavolta, assiderata, con le mani coperte di sangue e le unghie attaccate al coperchio della bara che invano aveva cercato di sollevare.
Nel folklore e nella cultura per l'infanzia, "Bloody Mary" è un gioco in cui un fantasma con lo stesso nome (o, talvolta, altri nomi, come ad esempio "Mary Worth") si dice appaia in uno specchio, quando il suo nome viene invocato tre volte, anche se ci sono molte varianti. Altre variazioni dicono che chi invoca non deve guardarla direttamente, ma rivolgere lo sguardo alla sua immagine riflessa nello specchio; ella poi rivelerà il futuro di chi la ha chiamata, in particolare per quanto riguarda il matrimonio e i figli.[2] Ma le leggende più popolari su di lei sono quelle dell'America del Nord, le quali si riferiscono a Mary come una ragazza morta in un incidente d'auto, o una ragazza sepolta viva dai suoi stessi genitori. Le credenze sono tante.
Bloody Mary viene descritta di solito come una bambina-assassina che ha vissuto nella città dove la leggenda è nata anni fa. D'altro canto, varie persone hanno ipotizzato che la tradizione di Bloody Mary con il suo bambino possa esser messa forse in relazione a Maria I d'Inghilterra, nota nella storia anche con il soprannome di "Bloody Mary". La vita della regina era stata segnata da una serie di aborti spontanei o false gravidanze. Esiste l'ipotesi che gli aborti siano stati deliberatamente indotti. Come risultato, alcune versioni della leggenda narrano di Bloody Mary la regina portata alla pazzia dalla perdita dei suoi figli. È probabile, tuttavia, che la regina Mary I fornì solo il suo soprannome alla Bloody Mary della leggenda. Lei viene anche confusa in alcune versioni della storia con Maria Regina di Scozia
La leggenda di Bloody Mary è servita come ispirazione per film e serie televisive che trattavano il soprannaturale.Per esempio:
È stata usata dal Telefilm Supernatural nella
È stata usata dal Telefilm Ghost Whisperer nell'episodio Nell'episodio Inferno sulla Terra 2006 di South Park, la leggenda viene modificata, e si dice che sia il deceduto rapper Biggie Smalls ad apparire nello specchio, se invocato.
È stata usata anche come filo conduttore per la trama del film Urban Legend 3,per candyman e un film che porta lo stesso nome Mary.
E stata usata del Film Dead Mary.
Born This Way, album di Lady Gaga uscito nel 2011, contiene una canzone intitolata Bloody Mary.
Il film Paranormal Activity 3 utilizza la leggenda di Bloody Mary
Nel Episodio 18 della seconda stagione del telefilm "Streghe", intitolato "Mondo di celluloide", compare Bloody Mary.
sabato 17 marzo 2012
MITI DELLE SIRENE
Le sirene (dal latino tardo sirena - pl.: sirenae; derivato dal greco Σειρήν seirēn - pl.: Σειρῆνες seirēnes) sono delle figure mitologico-religiose greco-roman
LE ORIGINI MITICHE E LETTERARIE :
L'origine letteraria della figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Odisseo, consigliato da Circe, la supererà indenne.
Omero non descrisse l'aspetto fisico delle sirene; a tal proposito si è presupposto[2] che ciò sia dovuto alla consapevolezza di Omero che il proprio uditore conoscesse le forme di queste creature grazie ad altri racconti mitici come le avventure di Giasone e degli Argonauti[
Apollonio Rodio riprende quindi la narrazione delle sirene figlie di Acheloo (in altre fonti di Forco[4]) che, come ricorda Károly Kerényi[5], era la divinità fluviale e marina, figlia di Teti e di Oceano[6] ma che Omero[7] pose una volta davanti allo stesso Oceano "origine di tutte le cose".
Libanio, nella Progymnasmata IV, ricorda che Eracle aveva staccato un corno al dio acquatico quando lottò con lui per conquistare l'affascinante Deianira, e dalle gocce di sangue cadute dalle ferite provocate al Dio erano nate le sue figlie, le sirene
LE SIRENE NELLA MODERNITA :
Le Sirene nella modernità sono generalmente indicate come ibridi donna-animale (busto da donna e coda di pesce). Esse sono coloro che cantano negli oceani e ingannano gli uomini, facendoli annegare. Nelle fiabe invece, troviamo esse come pacifiche creature marine abitanti di Atlantide.
Sulla costa della nostra penisola viveva una coppia di giovani innamorati: Rosa e Giuseppe. Giuseppe un giorno non ritornò dalla pesca e Rosa era molto preoccupata; uscì dunque a cercarlo, ma scivolò e cadde in mare.
Ad un tratto udì strane voci: un gruppo di sirene nuotava verso di lei e in un attimo la tramutarono in sirena. Fecero così per gelosia: si erano infatti invaghite del pescatore il quale, pur essendo incuriosito dal loro aspetto ed ammaliato dal loro canto, non poteva certo amarle: nessuna donna era per lui meravigliosa quanto Rosa.
Intanto lei, trasformata in sirena, si sentiva triste ed infelice; il suo nuovo corpo, simile a quello di un pesce dalla vita in giù, non le piaceva affatto e se ne vergognava. Per questa ragione, le altre sirene la canzonavano continuamente, facendola vergognare ancora di più.
L'unica cosa che Rosa apprezzava del proprio stato era la voce, persino più incantevole di quella delle altre sirene e così delicatamente dolce.
Ma, proprio a causa di quella bellissima voce, le altre presero ad invidiarla...
Accadde che un giorno, mentre Rosa cantava la sua più bella melodia, le sirene invidiose le fecero una magia: ogni volta che avesse cantato, da allora in poi, sarebbe diventata un po' più animale e un po' meno umana. Se poi avesse continuato abbastanza a lungo, alla fine si sarebbe tramutata in un pesce verde.
Continuò a cantare incurante del fatto che, ogni volta, la trasformazione del suo corpo in quello di un pesce procedeva un pochino di più.
Ma un giorno, mentre cantava seduta su uno scoglio - ormai più pesce che umana benché ancora dotata di ragione, dato che la metamorfosi ancora non era arrivata alla testa - vide Giuseppe su una barca carica di gioielli. Il pescatore aveva trovato quel tesoro su un'isola deserta ed aveva deciso di donarlo ad una nave mercantile dato che, avendo perso Rosa, null'altro gli interessava.
Appena lo riconobbe, Rosa si tuffò in mare e, avviconatasi all'imbarcazione, gli disse : "Giuseppe, se darai quei gioielli alle sirene, mi lasceranno libera di venire con te".
Giuseppe, che a stento la riconobbe, quando si accorse che quello strano animale era Rosa, si precipitò dalle sirene e donò loro tutto quel magnifico tesoro.
Le sirene, allora, lasciarono libera Rosa la quale, appena salì sulla barca, tornò alla propria originaria bellezza
LE ORIGINI MITICHE E LETTERARIE :
L'origine letteraria della figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Odisseo, consigliato da Circe, la supererà indenne.
Omero non descrisse l'aspetto fisico delle sirene; a tal proposito si è presupposto[2] che ciò sia dovuto alla consapevolezza di Omero che il proprio uditore conoscesse le forme di queste creature grazie ad altri racconti mitici come le avventure di Giasone e degli Argonauti[
Apollonio Rodio riprende quindi la narrazione delle sirene figlie di Acheloo (in altre fonti di Forco[4]) che, come ricorda Károly Kerényi[5], era la divinità fluviale e marina, figlia di Teti e di Oceano[6] ma che Omero[7] pose una volta davanti allo stesso Oceano "origine di tutte le cose".
Libanio, nella Progymnasmata IV, ricorda che Eracle aveva staccato un corno al dio acquatico quando lottò con lui per conquistare l'affascinante Deianira, e dalle gocce di sangue cadute dalle ferite provocate al Dio erano nate le sue figlie, le sirene
LE SIRENE NELLA MODERNITA :
Le Sirene nella modernità sono generalmente indicate come ibridi donna-animale (busto da donna e coda di pesce). Esse sono coloro che cantano negli oceani e ingannano gli uomini, facendoli annegare. Nelle fiabe invece, troviamo esse come pacifiche creature marine abitanti di Atlantide.
Sulla costa della nostra penisola viveva una coppia di giovani innamorati: Rosa e Giuseppe. Giuseppe un giorno non ritornò dalla pesca e Rosa era molto preoccupata; uscì dunque a cercarlo, ma scivolò e cadde in mare.
Ad un tratto udì strane voci: un gruppo di sirene nuotava verso di lei e in un attimo la tramutarono in sirena. Fecero così per gelosia: si erano infatti invaghite del pescatore il quale, pur essendo incuriosito dal loro aspetto ed ammaliato dal loro canto, non poteva certo amarle: nessuna donna era per lui meravigliosa quanto Rosa.
Intanto lei, trasformata in sirena, si sentiva triste ed infelice; il suo nuovo corpo, simile a quello di un pesce dalla vita in giù, non le piaceva affatto e se ne vergognava. Per questa ragione, le altre sirene la canzonavano continuamente, facendola vergognare ancora di più.
L'unica cosa che Rosa apprezzava del proprio stato era la voce, persino più incantevole di quella delle altre sirene e così delicatamente dolce.
Ma, proprio a causa di quella bellissima voce, le altre presero ad invidiarla...
Accadde che un giorno, mentre Rosa cantava la sua più bella melodia, le sirene invidiose le fecero una magia: ogni volta che avesse cantato, da allora in poi, sarebbe diventata un po' più animale e un po' meno umana. Se poi avesse continuato abbastanza a lungo, alla fine si sarebbe tramutata in un pesce verde.
Continuò a cantare incurante del fatto che, ogni volta, la trasformazione del suo corpo in quello di un pesce procedeva un pochino di più.
Ma un giorno, mentre cantava seduta su uno scoglio - ormai più pesce che umana benché ancora dotata di ragione, dato che la metamorfosi ancora non era arrivata alla testa - vide Giuseppe su una barca carica di gioielli. Il pescatore aveva trovato quel tesoro su un'isola deserta ed aveva deciso di donarlo ad una nave mercantile dato che, avendo perso Rosa, null'altro gli interessava.
Appena lo riconobbe, Rosa si tuffò in mare e, avviconatasi all'imbarcazione, gli disse : "Giuseppe, se darai quei gioielli alle sirene, mi lasceranno libera di venire con te".
Giuseppe, che a stento la riconobbe, quando si accorse che quello strano animale era Rosa, si precipitò dalle sirene e donò loro tutto quel magnifico tesoro.
Le sirene, allora, lasciarono libera Rosa la quale, appena salì sulla barca, tornò alla propria originaria bellezza
mercoledì 7 marzo 2012
MINA HARKER

In seguito, Mina e Jonathan si uniscono al gruppo di Abraham Van Helsing, intenzionato a trovare e uccidere il vampiro. Venuto a conoscenza di questa minaccia, Dracula si vendica mordendo Mina e dandole da bere il proprio sangue, in modo da condannarla a diventare un vampiro. Tuttavia in questo modo fra Dracula e Mina viene instaurato un misterioso legame, che aiuterà il gruppo di Van Helsing a rintracciare Dracula. Alla fine, Dracula viene ucciso in Transilvania per mano del texano Quincy Morris e la maledizione del Conte che incombe su Mina viene spezzata. Infatti, Mina torna umana ed è salva
Mina (o un personaggio con le sue caratteristiche) appare nella maggior parte dei film ispirati all'opera di Stoker.
Nel celebre adattamento cinematografico del 1931 (con Bela Lugosi nella parte di Dracula), il ruolo di Mina fu interpretato da Helen Chandler.
In Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola il ruolo fu affidato a Winona Ryder. Nel film Mina è la reincarnazione della prima moglie di Dracula, Elizabeth, secondo la visione del vampiro
Mina compare in un contesto completamente diverso nella serie a fumetti La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore, in cui si unisce ad una squadra di personaggi straordinari, tutti di provenienza letteraria: tra gli altri vi sono Allan Quatermain, Edward Hyde e l'uomo invisibile. Nell'adattamento cinematografico del fumetto, La leggenda degli uomini straordinari, Mina è interpretata da Peta Wilson.
La sceneggiatura del film si allontana dalla storia del fumetto su alcuni punti: Mina è una scienziata (mentre nel romanzo di Bram Stoker è una maestra di scuola), risulta essere una vampira (come se Van Helsing e il suo gruppo non fossero riusciti a salvarla dalla maledizione di Dracula) e non guida il gruppo (questo ruolo spetta ad Allan Quatermain). Mina compare anche nella serie TV Demons, qui vampira cieca, che cerca di reprimere la sua natura facendo delle trasfusioni, ha delle visioni che aiuteranno i protagonisti della serie ad uccidere i vari inumani.
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